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Deuteronomio 26,15

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ricordandosi della misericordia
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Progetto “Eldorato” e accoglienza

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Violenza maschile contro le donne

Combattere questo sopruso, da secoli radicato in diverse forme anche nelle strutture ecclesiastiche, si può
Voceevangelica intervista la pastora Letizia Tomassone

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Profughi della Sea Watch a Malt, Chiese evangeliche:
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Migranti ieri e oggi

Un migrante ospite della Diaconia valdese fiorentina
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«È giusto disobbedire a leggi ingiuste»

 

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«Egli è venuto su ... come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza da farcelo desiderare. Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare col patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna».

Isaia 53, 2-3

Le parole che abbiamo letto iniziano quel mirabile cap. 53 del Libro di Isaia che è stato chiamato il quinto Vangelo: scritto da un grande profeta sconosciuto del VI secolo a.c., lascia pensosi di fronte alle espressioni stupendamente concrete con le quali ha saputo designare il mistero di Cristo a cosl grande distanza di secoli. Ma certo il grande profeta anonimo era spiritualmente più vicino a Cristo che molti degli stessi contemporanei di Gesù: Erode, Caiafa, Pilato, gli scribi che non compresero Gesù. Era più vicino a Cristo che molti dei nostri stessi contemporanei, che vivono in un mondo pretendente il nome di cristiano, nel secolo che è il XX dopo Cristo, e di cui pure la reale posizione spirituale è di molti secoli prima della nascita di Cristo ante Christum natum tanto il loro spirito è lontano dall'Evangelo ed estraneo a Cristo. [...]

È facile predicare falsamente l'abbassamento di Cristo. È facile vedere nell'abbassamento di Cristo uno spirito di umiltà e dire che noi dobbiamo imitare tale umiltà. Ma questo significa vedere Cristo nelle categorie della morale: quello che importerebbe allora in lui non sarebbe la sua persona, ma i sentimenti che egli ha coltivato: per cui la sua persona potrebbe essere dimenticata, la sua persona potrebbe anche non essere mai vissuta: rimarrebbe alto, indipendente, il sentimento, l'idea, il simbolo. Ma Cristo non va predicato nelle categorie della morale, Cristo va predicato nelle categorie della fede: non si ammira Cristo, si crede in Cristo.

Ora non è facile credere in un uomo che non ha nessun titolo
da «attirare i nostri sguardi, né apparenza da farcelo desiderare». Quello che sconcertò i giudei del secolo I fu il modo in cui Gesù apparve. Essi si aspettavano che il Signore apparisse nella pienezza della sua potenza: era un' attesa perfettamente comprensibile.
Non avevano capito, non potevano aver capito questa
profezia: non si vedono i contorni e le forme di un oggetto
mentre è notte, bisogna aspettare il giorno e, quando è giorno,
si stenta a credere che l'oggetto chiaramente visto alla luce sia
lo stesso che si era toccato a tastoni nel buio e che si era immaginato tutto diverso.
I giudei si aspettavano un Messia potente, pieno di prestigio e di autorità: e invece si trovarono davanti un individuo oscuro, di famiglia provinciale, la cui nascita appariva piuttosto equivoca e lasciava luogo a dubbi, la cui opera sembrò non risolvere nessuno dei loro problemi religiosi e politici e finire in uno smacco. Non ne fecero stima alcuna, lo disprezzarono e infine lo abbandonarono. [...]

Il terreno da cui sorge la radice cristiana, per lunga, ostinata incuria, è ridiventato terreno arido, non più irrigato, non più coltivato dagli uomini, terreno considerato straniero rispetto alla civiltà e alla vita degli uomini, terreno di cui, per magnanima concessione, si lascia ancora l'uso e neanche dappertutto! a quel particolare sindacato di tecnici specializzati che sono gli esseri religiosi.
In questo terreno una piccola radice, che sembra ormai del tutto
disseccata incapace di far germogliare nuovi virgulti. Quale
nuova primavera ci si può aspettare dalla vecchia, esausta radice cristiana, che ha dato tutto quello che poteva dare e che ormai da mille segni sembra sopravvissuta alla sua funzione? Il
cristianesimo ha fatto le sue prove nella storia e con quali risultati chiedono pensosi e turbati gli uomini della nostra generazione? Che ci stanno a fare 20 secoli di cristianesimo? Che cosa hanno prodotto di buono e di meglio? Che cosa è cambiato? Quali sono i frutti dell'opera di Cristo?

Non è forse giunta l'ora storica delle grandi decisioni: non dobbiamo una volta per tutte lasciare alle nostre spalle il nome del Messia di Nazareth, che si è rivelato incapace di risolvere i problemi del nostro mondo e cercare all' orizzonte altri nomi e altri sistemi più validi a salvarci?

CosÌ Gesù oggi è di nuovo e una volta di più l'essere «disprezzato e abbandonato dagli uomini, pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde la faccia».
Ieri non aveva neanche più senso confessare Cristo, perché tutti si dicevano cristiani: oggi è ridiventato difficile confessare Cristo, richiede una maturità e una fermezza di fede chiaroveggente, che certo non è frequente. Per cui diventa tentante velare o addirittura nascondere la propria faccia di cristiani. La timidezza, l'incertezza, la mancanza di gioia della fede dei cristiani indica in quale misura essi siano determinati da questo disprezzo diffuso e come sia difficile superare lo scandalo della mangiatoia di Bethlehem, che è una cosa sola con lo scandalo della croce e che si ripercuote nei secoli. Gli uomini di oggi come gli uomini di ieri, giudei o greci che fossero ieri, cristiani o atei che siano oggi, rimangono sconcertati e inquieti davanti al mistero del Figlio dell'Uomo. E pressati dall'urgenza angosciosa dei problemi che battono alla porta della nostra generazione o passano oltre e, animati dalla speranza di un nuovo messianismo, voltano la faccia verso altri punti dell' orizzonte contemporaneo o rimangono nella loro apatia rassegnata e scettica, che non si scuote più neppure di fronte al pericolo di una nuova guerra.

E cosÌ l'uomo di dolore rimane solo, più che mai familiare col patire, rimane il grande spregiato, di cui non si ha stima alcuna, perché non si ritiene,più di dover calcolare il suo nome e il suo spirito nel calcolo delle forze che devono presiedere alla civiltà come alla vita personale degli uomini.

Ora è precisamente in questa situazione che possiamo e che dobbiamo determinare il nostro atteggiamento di fede. Avere la serena audacia di rovesciare i termini dell'accusa: ci vien detto da tutte le parti che siamo degli illusi e dei ritardatari a se guire Gesù di Nazareth. Ebbene, non è semplicemente vero. È vero il contrario e quelli che non lo sanno sono i veri illusi e i veri ritardatari.

Un' affermazione folle, senza fondamento? Sì, certo, folle della stessa follia con cui un uomo debole, ammanettato dalla polizia di Gerusalemme e condotto alla crocifissione, poteva dire ai suoi spauriti discepoli di allora e a noi timidi discepoli di oggi: «Fatevi animo, io ho vinto il mondo».

Vittorio Subilia Sermone predicato nella chiesa valdese di Aosta il 18 dicembre 1949

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Dalla giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne alla giornata mondiale per i Diritti Umani: Pari dignità e diritti. 16 giorni per vincere la violenza

Bilancio sociale 2017 (pdf): primo bilancio sociale delle chiese metodiste e valdesi che rende conto dell'attività svolta nel corso del 2017.

RiSoRSE: Ricerca Sociologica su Rispondenza e Statistiche Ecclesiastiche. (pdf) Ricerca sullo stato di salute delle chiese metodiste e valdesi in Italia

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Ultimo aggiornamento: 18 Aprile 2019
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