Rallegratevi, cieli, rallegratevi, estremità della terra!
Dio e il peccatore diventano amici.
Pace e gioia ci vengono proclamate oggi;
gioite, pastori e greggi!
Gerhard Tersteegen
Santo Bambino di Betlemme,
i cui genitori non trovarono posto nell'albergo:
noi preghiamo per tutti coloro che sono senza tetto.
Santo Bambino di Betlemme,
nato in una stalla:
noi preghiamo per tutti coloro che vivono in povertà.
Santo Bambino di Betlemme,
rifiutato come uno straniero:
noi preghiamo per coloro che sono perduti, soli,
per coloro che piangono i loro cari.
Santo Bambino di Betlemme,
che Erode cercò di uccidere:
noi preghiamo per tutti coloro la cui vita è in pericolo,
per tutti i perseguitati.
Santo Bambino di Betlemme,
vissuto come un rifugiato in Egitto:
noi preghiamo per tutti coloro che vivono
lontano dalle loro case.
Santo Bambino di Betlemme,
in te la parola dell'Eterno si è incarnata:
aiutaci, ti preghiamo, a vedere
l'immagine di Dio
nei poveri, negli stranieri, nei sofferenti,
in ogni persona messa al margine.
Amen!
adattato da un testo di David Blanchflower, Consiglio Britannico delle Chiese, 1987
«Benedetto sia il Signore, il Dio d'Israele,
perché ha visitato e riscattato il suo popolo,
e ci ha suscitato un potente Salvatore nella casa di Davide,
suo servo, come aveva promesso da tempo
per bocca dei suoi santi profeti
Luca 1,68-70
Così cantava il vegliardo profeta Zaccaria nella vigilia piena di
aspettazione e di fremiti misteriosi che precede la nascita del
Salvatore.
I tempi determinati dall’insondabile sapienza di Dio si compiono.
L’ora della visitazione misericordiosa sta per scoccare. La grande
“Aurora dall’alto” (v.78) sta per levarsi nel mondo: Cristo,
“luce del mondo”, “immagine dell’invisibile Iddio (col. 1,13)
e “splendore della sua gloria” (Ebr. 1,3); ma soprattutto, luce
di grazia e di benevolenza, “la vera luce che illumina ogni uomo”,
e che a coloro che la ricevono, “dà il diritto di diventare figlio
di Dio” (Giov 1, 9.12).
Evento non inatteso Né impreveduto. “In te saranno benedette tutte
le famiglie della terra!” (Gen. 13,3) aveva detto il Signore ad
Abramo, ed ora, nell’ora incomparabile della maturità dei tempi,
quando il Salvatore sta per venire, la sua venuta non è altro che
l’adempimento di quella promessa: “Iddio si ricorda del santo
patto, del giuramento fatto ad Abramo nostro padre!” (v.72);
semplicemente.
Zaccaria sapeva, dunque, come S.Paolo, che nelle vie di dio, come
nelle rivelazioni della sua parola, il principio non è la legge che
condanna, ma l’Evangelo che vivifica.
Al principio la Grazia! Noi dobbiamo tenere sempre
presente questo grande principio evangelico e profetico, se vogliamo
rendere giustizia alla spiritualità della Bibbia, alla sapienza
delle vie provvidenziali di Dio, alla bontà misericordiosa della sua
pedagogia. […]
In realtà l’annuncio di salvezza circola fin dalle prime pagine
dell’Antico Testamento, dove si esprime con sospiri ineffabili.
Pensiamo soltanto che, negli orrori dell’assedio di Nebucadnetsar,
Geremia concepì la sua meravigliosa profezia del Nuovo Patto, di
grazia e di perdono, che non sarà più scritto su tavole di pietra,
ma inscritto dei cuori (Ger 31, 31-35); e nel grande squallore
dell’esilio babilonese il secondo Isaia cantò gli inni del
Servitore di Dio sofferente per i peccati del mondo (Is. 53). […]
L’Evangelo intero si presenta allora a noi nelle invocazioni dei
profeti e dei salmisti: l’evangelo profetizzato ma, appunto per
questo, già presente[…]
I primi ad essere beneficiati dall’adempimento della promessa
furono quelli che morirono senza vederne l’adempimento: perché
l’adempimento della promessa, la venuta di Cristo, la redenzione,
che per noi si localizza in un punto determinato della storia,
nell’eterno disegno di Dio precede ogni secolo e ogni storia. La
croce di cristo stende le sue braccia su tutto il passato e su tutto
il futuro.[…] Non appena la croce appare, essa si pone come
anteriore a tutto il passato, riafferma nella sua purezza la logica
eterna di Dio: al principio la Grazia![…]
Ogni volta che ci tormentaimo, che costruiamo nella nostra mente un
Dio terribile davanti al quale ce ne stiamo tremanti, e dimentichiamo
che Dio è innanzi tutto l’Iddio della Grazia e della salvezza,
l’Iddio della promessa adempiuta in Cristo, noi dimentichiamo
l’anima stessa di tutto il messaggio biblico, dimentichiamo la
grande Aurora che si è levata sul mondo!
Perciò, ancora una volta, noi celebriamo il Natale, domandando al
Signore di benedire questa santa ricorrenza per le anime nostre:
affinché s’alzi anche per noi più limpida e serena la grande
Aurora e “conduca i nostri passi verso la via della pace”.
Giovanni Miegge Al principio la Grazia in “La Luce” n.50 del
15/XII/1937,
tratto da Giovanni Miegge Al principio, la Grazia.
Scritti pastorali. A cura di Claudio Tron. Caludiana. 1997
Ricordami soprattutto, Dio santo e misericordioso,
che l’Avvento riguarda te,
il tuo regno su tutto il mondo.
Ricordami come sei intervenuto nella storia del mondo
e che hai in mano il tempo e lo spazio.
«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio.
«Parlate al cuore di Gerusalemme e proclamatele
che il tempo della sua schiavitù è compiuto;
che il debito della sua iniquità è pagato,
che essa ha ricevuto dalla mano del SIGNORE il doppio
per tutti i suoi peccati».
La voce di uno grida: «Preparate nel deserto la via del SIGNORE,
appianate nei luoghi aridi una strada per il nostro Dio!
Ogni valle sia colmata, ogni monte e ogni colle siano abbassati;
i luoghi scoscesi siano livellati, i luoghi accidentati diventino pianeggianti.
Allora la gloria del SIGNORE sarà rivelata e tutti,
allo stesso tempo, la vedranno;
perché la bocca del SIGNORE l'ha detto».
Una voce dice: «Grida!» E si risponde: «Che griderò?»
«Grida che ogni carne è come l'erba e che tutta la sua grazia
è come il fiore del campo. L'erba si secca, il fiore appassisce
quando il soffio del SIGNORE vi passa sopra;
certo, il popolo è come l'erba.
L'erba si secca, il fiore appassisce,
ma la parola del nostro Dio dura per sempre».
Tu che porti la buona notizia a Sion, sali sopra un alto monte!
Tu che porti la buona notizia a Gerusalemme, alza forte la voce!
Alzala, non temere!
Di' alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!»
Ecco, il Signore, DIO, viene con potenza, con il suo braccio egli domina.
Ecco, il suo salario è con lui, la sua ricompensa lo precede.
Come un pastore, egli pascerà il suogregge:
raccoglierà gli agnelli in braccio, li porterà sul petto, condurrà le pecore che allattano.
Isaia 40, 1-11
Nelle catastrofi si trova una consolazione nel fatto che le persone
si riavvicinano e si aiutano a vicenda.
Che Dio e l’essere umano si riavvicinano nella sofferenza è un’alta consolazione.
Giobbe non riceve alcuna risposta ai suoi lamenti, ma alla fine incontra Dio
(Giobbe 38,1 – 42,9). Essere in comunione con Dio gli dà la forza di vivere con degli interrogativi che restano insolubili. Il Dio
trinitario dona una consolazione dello stesso tipo.
Come Creatore, Dio non ha ancora portato a compimento la sua creazione.
Tutte le sofferenze attuali sono forse solo i dolori del parto di un nuovo mondo.
Forse questo mondo rivelerà un futuro più significativo rispetto a quello attuale. Ma questo resta oscuro.
In Cristo, Dio soffre sotto questa oscurità. Nel crocefisso, Egli condivide la sofferenza dell’essere umano. Heirich Heine ha ragione
di scrivere: «Chi vede il suo Dio soffrire sopporta più facilmente i propri dolori».
Se Dio è nascosto alla croce , si può continuare a credere in lui malgrado tutti i dolori.
Ma questo resta paradossale.
Dio consola come Spirito Santo: il suo Spirito è presente nei gemiti della creazione fa della
sofferenza degli umani il suo proprio lamento.
Se noi soffriamo,Dio soffre in noi. Se noi ci lamentiamo, Dio si lamenta in noi.
Lo Spirito Santo è il consolatore: la sola consolazione nella vita e nella morte.
Dio è giusto? Dio non ha ancora completato il mondo: ci lavora come creatore, soffre del mondo in
Gesù, agisce in noi come Spirito per diminuire la sofferenza e trasformarla in benedizione.
Gerd Theissen Questions de foi. Dire la Christianisme autrement. Olivétan/Salvator 2021
Ascoltate dunque la buona notizia:
il vostro Salvatore è molto vicino.
Riconoscete l’ora, sta arrivando e presto sarà qui.
Osservate la sua stella luminosa,
che brilla attraverso i secoli,
e contribuite a preparare la strada al Signore.
Guarda dal cielo e osserva dalla tua abitazione santa e gloriosa.
Dove sono il tuo zelo, i tuoi atti potenti? Il fremito delle tue
viscere e le tue compassioni non si fanno più sentire verso di me.
[…]Oh, squarciassi tu i cieli e scendessi!
Davanti a te sarebbero scossi i monti.
Come il fuoco accende i rami secchi, come il fuoco fa bollire
l'acqua, tu faresti conoscere il tuo nome ai tuoi avversari
e le nazioni tremerebbero davanti a te.
Quando facesti le cose tremende che noi non ci aspettavamo,
tu discendesti e i monti furono scossi davanti a te.
Isaia 63,15;64,1-3
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle;
sulla terra, angoscia delle nazioni,
spaventate dal rimbombo del mare e delle onde.
Gli uomini verranno meno per la paurosa attesa di quello
che starà per accadere al mondo, poiché le potenze dei
cieli saranno scrollate.
Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nuvola
con potenza e grande gloria.
Ma quando queste cose cominceranno ad avvenire,
rialzatevi, levate il capo,
perché la vostra liberazione si avvicina».
Luca 21, 25-28
Come il profeta nel testo di Isaia anche noi chiediamo a Dio perché
non si fa vivo, perché non viene ad aiutare tutta la gente
sofferente e affamata.
È l’appello a Dio nel tempo d’avvento: vieni o Dio.
Il vangelo ci racconta dell’avvenire alla fine del tempo,
ed è tratto della “piccola apocalisse di Luca”.
Non sarà come una grande consolazione, ma come qualcosa di molto nuovo
e magari anche terrificante.
Eppure nel mezzo troviamo quel bellissimo versetto (28),
"Ma quando queste cose cominceranno ad avvenire, rialzatevi,
levate il capo, perché la vostra liberazione si avvicina" che ci ammonisce di non perdere la speranza a un mondo migliore
e al regno di Dio, sempre visibile in piccoli momenti fra di noi.
Trovare una pista di liberazione è naturalmente molto più difficile
che parlare del male.
Ma rialzando le nostre teste e vivendo con Dio,
vediamo anche lui dentro tutto (e sia come il crocifisso –
anche il vangelo sta davanti all’inizio della passione di Gesù):
abbiamo la speranza che la liberazione del mondo non sarà
una cosa solamente in tempi lontani, ma ugualmente come il regno di Dio:
si può vederlo e lavorare dentro già oggi.
Alzatevi e levate il capo,
perché la vostra redenzione è vicina,
perché la vostra redenzione è vicina. Seht auf und erhebt eure Häupter,
weil sich eure Erlösung naht,
weil sich eure Erlösung naht
Evangelisches Gesangbuch N.21 Seht auf und erhebt eure Häupter
Domenica 30 Novembre - Ia Domenica di Avento
Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi,
vedute le meraviglie che aveva fatte
e i bambini che gridavano nel tempio:
«Osanna al Figlio di Davide!»,
ne furono indignati e gli dissero:
«Odi tu quello che dicono costoro?»
Gesù disse loro: «Sì. Non avete mai letto:
"Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai
tratto lode"?»
Matteo 21,15-16
Chi è Cristo per noi oggi?
La risposta a questa
domanda non è solo una risposta dell’intelletto,
ma sempre anche una risposta della vita .
La professione di fede in Cristo e la sequela di Cristo
sono due facce della stessa medaglia,
della vita nella comunione con Cristo.
Abbiamo bisogno di rispondere a questa domanda con cui poter vivere e morire.
Jürgen Moltmann
Grazie, Dio scandaloso,
per esserti dato al mondo
non attraverso la potenza e lo straordinario,
ma nella debolezza e in ciò che è familiare:
in un bambino, nel pane e nel vino.
Grazie, perché ci offri, al termine del viaggio,
un nuovo inizio;
per aver posto nella povertà di una stalla
il più ricco gioiello del tuo amore;
per aver rivelato, in un luogo particolare,
la tua luce per tutte le nazioni...
Grazie, perché ci porti a Betlemme, Casa del Pane,
dove chi è vuoto viene riempito e chi è pieno è svuotato,
dove i poveri trovano ricchezze,
e i ricchi riconoscono la loro povertà;
dove tutti coloro che si inginocchiano
e tendono la mano sono nutriti in abbondanza.
Amen.
Kate Compston, 1990
- “Rete di Liturgia” (FCEI) n. 4, ottobre 1997