immagine_testata2

Altre Meditazioni   Torna alla Home page
image_linea_verde

Meditazioni

 

Domenica 7 Gennaio 2024

1ma domenica dopo l'Epifania

«Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti»

Testi:

Isaia 42,1-9

1 «Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto di cui mi compiaccio; io ho messo il mio spirito su di lui, egli manifesterà la giustizia alle nazioni.
2 Egli non griderà, non alzerà la voce, non la farà udire per le strade.
3 Non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante;
manifesterà la giustizia secondo verità.
4 Egli non verrà meno e non si abbatterà finché abbia stabilito la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno fiduciose la sua legge».
5 Così parla Dio, il SIGNORE, che ha creato i cieli e li ha spiegati, che ha disteso la terra con tutto quello che essa produce, che dà il respiro al popolo che c'è sopra e lo spirito a quelli che vi camminano.
6 «Io, il SIGNORE, ti ho chiamato secondo giustizia e ti prenderò per la mano;
ti custodirò e farò di te l'alleanza del popolo, la luce delle nazioni,
7 per aprire gli occhi dei ciechi, per far uscire dal carcere i prigionieri e dalle prigioni quelli che abitano nelle tenebre.
8 Io sono il SIGNORE; questo è il mio nome; io non darò la mia gloria a un altro, né la lode che mi spetta agli idoli.
9 Ecco, le cose di prima sono avvenute e io ve ne annuncio delle nuove;
prima che germoglino, ve le rendo note».

Matteo 18,1-5

1 In quel momento, i discepoli si avvicinarono a Gesù, dicendo: «Chi è dunque il più grande nel regno dei cieli?»
2 Ed egli, chiamato a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
3 «In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
4 Chi pertanto si farà piccolo come questo bambino, sarà lui il più grande nel regno dei cieli.
5 E chiunque riceve un bambino come questo nel nome mio, riceve me.

 

testo della predicazione I Corinzi 1,26-31

26 Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili;
27 ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti;
Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti;
28 Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate,
anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono,
29 perché nessuno si vanti di fronte a Dio.
30 Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione;
31 affinché, com'è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore».

Care sorelle e cari fratelli,
il nuovo anno è cominciato da appena una settimana, ieri era l’Epifania con la quale si conclude il periodo nel quale ricordiamo la nascita del nostro Salvatore Gesù Cristo. Tempo di bilanci e di discorsi, alcuni sono stati già fatti, altri sono in corso sia quelli finanziari (consuntivi e preventivi) sia quelli politici compresi purtroppo quelli militari delle tante guerre in corso. Anche ciascuna e ciascuno di noi ha fatto il proprio bilancio personale e nei nostri culti abbiamo avuto l’occasione per fare il bilancio del nostro rapporto con Dio rivolgendoci direttamente a Lui nella confessione di peccato.

Ora è il momento di rivolgere il pensiero all’anno che abbiamo davanti e ai giorni che il Signore ci concederà di vivere.
Di solito siamo abituati a formulare alcuni buoni propositi, salvo poi non riuscire quasi mai a mantenerli tutti, ma questa mattina più che sui propositi mi vorrei soffermare sulla predisposizione d’animo, l’atteggiamento con il quale ci accingiamo a vivere il nuovo anno perché stiamo vivendo un tempo difficile, e angoscioso che mette alla prova la nostra fede.
L’anno da poco conclusosi ci ha lasciate/i intrappolati in un groviglio di catastrofi naturali, guerre e violenze, una rete mortale che rischia di irretirci e paralizzarci come la tela di un ragno predatore. Ciascuna/o di noi ha vissuto e vive gli eventi mondiali con sentimenti di orrore e pena che si mescolano alle proprie situazioni personali economiche, lavorative, familiari e di salute, acuendo le condizioni negative e critiche, offuscando quelle più favorevoli e positive, certamente generando apprensione, sconforto, senso di impotenza.

Certamente non vogliamo seguire l’esempio della moglie di Lot che, durante la fuga, essendosi voltata indietro a guardare la distruzione di Sodoma fu trasformata in statua di sale (Genesi 19,26). Anzi, avremmo tanto desiderio di cancellare tutto quanto accaduto, come se fosse un brutto sogno, un incubo che al risveglio si dissolve, confidando in un nuovo inizio contraddistinto da segnali evidenti di pace e riconciliazione.
Gesù nel Padre Nostro ci ha insegnato a dire «venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo, anche in terra» (Matteo 6,10) e così ci ha dato due indicazioni per guardare al nuovo anno:
- la prima è quella di vegliare, essere vigilanti, in attesa del ritorno di Gesù, la sua seconda venuta con la quale avverrà il compimento del Regno di Dio; non sappiamo quando e come, ma per fede siamo certi che avverrà; viviamo questa attesa con desiderio, pregando e vegliando;
- la seconda è quella di vivere i giorni che ci saranno donati rimettendoci alla volontà di Dio, il che significa che dobbiamo mantenere salda la certezza che Dio è presente e agisce nelle nostre vite e nella storia.

Queste due considerazioni sono essenziali per iniziare il percorso del nuovo anno malgrado gli accadimenti che ci turbano, ci affliggono e che rischiano di mettere in discussione queste certezze e hanno degli effetti negativi, in parte destabilizzanti, su di noi se non restiamo saldi nella fede, ne menziono alcuni:
- la violenza e le guerre con le loro scie di sangue e di morti innocenti ci interrogano sull’apparente silenzio di Dio;
- i vani appelli per cessare delle operazioni militari e per proteggere la popolazione civile accrescono il rischio dell’assuefazione e dell’indifferenza alle stragi e ai morti;
- sembrano prevalere le ideologie (nazionalismi, sovranismi, imperialismi, affermzione di un presunto nuovo equilibrio mondiale, etc.) che perseguono il consolidamento e l’estensione del potere mediante l’uso della forza, senza rispetto per la dignità e i diritti umani, motivandole con la necessità di difendere l’integrità e la sicurezza della propria nazione e del proprio popolo;
- la Bibbia viene strumentalizzata da molti potenti per perseguire i propri obiettivi, sono quelli che si ergono a difesa del cristianesimo, ma analoghi atteggiamenti sono ormai consueti anche nelle altre religioni del ceppo abramitico e con analoghe forzature dei relativi testi sacri; tutti costoro giustificano così le guerre e i più efferati atti di violenza contro civili, in particolare, donne e bambini indifesi.
Per anni abbiamo udito appelli inascoltati che richiamavano l’attenzione sui pericoli dell’idolatria del consumismo e della crescita illimitata, le cui conseguenze sono sotto i nostri occhi: cambiamento climatico, migrazioni, dislocazione delle attività produttive nelle nazioni dove non ci sono tutele della salute e dei diritti dei lavoratori, privatizzazione selvagge a danno delle fasce più deboli (vedi Argentina), aumento del divario tra ricchi e poveri. Ora un nuovo dio si è affiancato al dio mercato, o forse è lo stesso che ha gettato la maschera e mostra il suo vero volto, la “forza”: raggiungere i propri obbiettivi con l’uso spietato della violenza e delle armi senza alcun rispetto per la vita dei civili inermi e di tanti bambini e bambine. Il nuovo anno si è aperto nel nome di questo dio “forza”, è sufficiente leggere i discorsi spudorati e spregiudicati dei maggiori leader mondiali per rendersene conto.

Di fronte a questo dilagare dell’uso della “forza” senza limiti si è smarrita la capacità di riconoscere nell’altro e nell’altra un essere umano come noi, le leggi del diritto umanitario faticosamente costruite, dopo tante guerre sanguinose, sono sistematicamente ignorate e il limite che tutela l’integrità degli esseri umani e il diritto alla vita ormai è stato ampiamente superato.
In questo scenario di morte e distruzione, vegliare in attesa del ritorno di Gesù e fare la volontà di Dio, ci impegnano a proclamare l’Evangelo, la buona novella, di liberazione, amore e pace, ma ci pongono anche degli interrogativi. Come riuscire a farlo in modo credibile, convincente e efficace per arrestare un metastasi che sembra irreversibile? Come riuscire ad attivare un processo di cambiamento che sia al tempo stesso pacifico e capace di indurre una trasformazione, secondo il significato del termine metanoia (cambiamento di mentalità), per vincere questo dio “forza”, oggi apparentemente invincibile, e fare in modo che il mondo (ri)scopra il vero e unico Dio, con la D maiuscola, quello che ci ha donato il proprio Figlio e servo Gesù Cristo, e in Lui la grazia, la salvezza, la redenzione e la vita eterna? Come fronteggiare l’indifferenza e l’incredulità, quando noi stessi ci sentiamo incerti, impotenti, scoraggiati, indeboliti?

Il passo della Prima lettera ai Corinzi risponde a questi interrogativi attraverso una sintesi molto efficace dell’operare di Dio e ci indica la prospettiva dalla quale guardare al nuovo anno. Paolo ci ricorda: Dio che detiene la sapienza ha scelto le cose pazze del mondo per «svergognare i sapienti» (v.27). Dio non privilegia i saggi, i forti e i potenti del mondo. In tutta la sua missione terrena suo Figlio Gesù si è rivolto ai sapienti che lo circondavano, i farisei e gli scribi, mettendo in discussione la loro interpretazione restrittiva e asfissiante della legge data da Dio agli ebrei, tramite Mosè. Gesù con le sue parole e le sue azioni ha rivelato il vero scopo della legge: rendere giustizia, usare misericordia e avere compassione per gli ultimi, gli emarginati e i dimenticati, un filo rosso che attraversa tutti i libri dell’Antico Testamento.

Questa pazzia di Dio, scrive Paolo al v.25 «è più saggia degli uomini», questa pazzia-saggezza può vincere la forza perché Dio, il creatore, ha scelto le cose deboli per «svergognare le cose forti».
Nel passo di Matteo che abbiamo ascoltato poco fa, dopo che tra i discepoli si è accesa la discussione di chi sia il più grande nel regno dei cieli, Gesù mostra loro un bambino, per sua natura indifeso e debole e li ammonisce: «In verità vi dico:se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Matteo 18,3). Diostessoha scelto di farsi debole e umileincarnandosi nel suo Figlio per condividere fino alla morte la nostra condizione umana. Nel regno che con Gesù Cristo ha avuto inizio e di cui attendiamo il compimento non c’è posto per i sapienti e i potenti, i capi di stato e i grandi boss della finanza che governano con arroganza e spietatezza questo mondo, se non si convertiranno facendosi umili e deboli come bambini non vi entreranno. Questa promessa ci infonde coraggio e determinazione.
E infine Paolo ci ricorda che Dio ha scelto le cose ignobili, disprezzate e le cose che non sono per «ridurre a niente le cose che sono». La nascita di Gesù è stata annunciata ai pastori, i più reietti nella scala sociale delle Palestina dell’epoca. Gesù ha scelto i propri discepoli tra persone semplici e umili, si è intrattenuto con i pubblicani, si è preso cura di lebbrosi, storpi, paralitici, ciechi, prostitute, samaritani, tutte persone ai margini della società del suo tempo. Gesù ha ascoltato il lamento dei disprezzati, il grido dei sofferenti, si è occupato degli ultimi, la sua missione terrena è stata tutta improntata a mettere in discussione l’ordine precostituito delle cose, a rovesciare i modelli di vita del suo tempo che allora come oggi ponevano al primo posto la sopraffazione, la violenza, il privilegio. Alla fine dela sua vita terrena, subito dopo che la folla lo ha acclamato trionfalmente come il liberatore, il nuovo re, rinuncia al potere, si sottomette alla volontà di Dio suo Padre e, abbandonato da tutti, accetta l’umiliazione, lo scherno, la morte, l’annientamento di se stesso - la riduzione a niente - per poi risorgere sconfiggendo la morte.

Dio che si è fatto debole e umile in Gesù Cristo, che ha scelto le cose ignobili disprezzate, che svergogna i sapienti e i potenti pratica la bontà, il diritto e la giustizia e si compiace di queste cose, non della forza.

Ma Paolo, dopo averci fornito questa lettura dell’opera di Dio, attraverso suo Figlio Gesù Cristo, ci ammonisce: «nessuno si vanti di fronte a Dio» (v.29) ma «Chi si vanta, si vanti nel Signore» che è una citazione di Geremia 9,24 che scrive:

«ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il SIGNORE. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio», dice il SIGNORE.

Il Signore a noi chiede di gloriarci di Lui e in Lui e ci invita a vivere i giorni che ci attendono al suo servizio e al servizio degli altri senza vantarci per quello che faremo ma rendendo a Lui solo l’onore e la gratitudine.
Questa è la prospettiva che rinvigorisce la nostra fede vacillante e che ci permette di affrontare il nuovo anno con energie rinnovate, speranza e fiducia. Giustizia, diritto e bontà sono le cose di cui si compiace il Signore e che si sono manifestate concretamente e umanamente in Cristo Gesù che «da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione» (v.30).
Grazie a Lui e alla sua morte i nostri peccati sono stati rimessi una volta per tutte, mediante la sua resurrezione anche noi siamo redenti e per noi si aperta una prospettiva nuova:
non una vita spesa nell’attesa della morte come fine di tutto o una vita incentrata su una fede autoreferenziale, egoista, chini e chine a guardare il nostro ombelico, ma una vita spesa nel dono di sé, nell’amore per il prossimo e nella ricerca della riconciliazione ovunque e comunque, in attesa che Cristo ritorni per instaura il suo regno di pace e di giustizia.
L’ultimo versetto del passo di Isaia che abbiamo letto afferma: «Ecco, le cose di prima sono avvenute e io ve ne annuncio delle nuove; prima che germoglino, ve le rendo note» (Isaia 42,9)
Come credenti in Cristo Dio ci chiede di incamminarci nel nuovo anno con questo atteggiamento di fiducia verso le cose nuove che il Signore sta per annunciare, confidando che Egli comunque sta sempre dalla parte delle vittime innocenti delle guerre e delle violenze, che anche quando sembra tacere agisce con bontà per la realizzazione della giustizia e del diritto.
Guardiamo avanti consapevoli che Dio non pretende da noi cose straordinarie, ma non vuole che la nostra fede sia tiepida e ridotta al lumicino. Dio ci chiama al suo servizio per essere testimoni credibili dell’Evangelo di liberazione, del regno che viene, condividendo con Lui le cose pazze e quelle deboli che sconfiggono la forza. Egli ci darà il coraggio di metterci in gioco, costi quello che costi, senza esitare, vegliando nella preghiera, rendendo grazie di tutto ciò che Egli ha fatto, fa e farà per noi e tramite di noi. Amen

Predicazione di Valdo Pasqui (sovrintendente X Circuito dell’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi), presso chiesa evangelica valdese di Firenze, domenica 7 gennaio 2024

 

 

Domenica 26 Novembre 2023

Preghiera di intercessione dedicata al tema della lotta alla violenza maschile

 

Introduzione:

Sabato 18 novembre le forze dell'ordine ritrovano il corpo senza vita di Giulia Cecchettin.
Lunedì 20 novembre, Venezia, marito e moglie guardano al telegiornale un servizio sulla morte di Giulia Cecchentin, l’uomo a quel punto commentato “Chissà cosa aveva combinato”. La moglie, inorridita, gli ha risposto che erano parole da criminale, di tutta risposta il marito le ha sferrato un pugno all’addome che le avrebbe lasciato un grosso livido sul costato. Subito dopo ha preso in mano un coltello e l’ha colpita, la punta della lama, arrotondata, non è penetrata, grazie al maglione che la donna indossava che ha attutito la coltellata.
Venerdì 24 novembre, Aosta, ragazzo 18enne segue la ragazza minore che lo aveva lasciato e la minaccia dicendo: “Ti faccio fare la fine di Giulia Cecchentin!”

Preghiera:

Questo è il mondo in cui viviamo, Signore. E siamo certi che questo non è il mondo che tu desideri.
Tutto è compiuto, hai detto.
Noi siamo qui, tra il già e il non ancora, in attesa di vedere la nuova Gerusalemme dicendere dal cielo,
dacci l’acqua della vita e fa che noi stessi diventiamo una fonte inesauribile di questa acqua,
riversa su di noi e attraverso di noi la tua grazia trasformatrice, la tua guistiza e la tua pace.
Signore, ti preghiamo questa mattina per le tante donne che migrano sole o con la propria famiglia in cerca di una vita più solida, libera e sicura.
Molte di loro perdono la vita nelle difficili rotte migratorie, nel deserto, nelle carceri libiche, tra i boschi innevati dei balcani o nel Mar Mediterraneo.
Ti preghiamo perché coloro che sono al potere ascoltino e trasformino in politiche giuste, le voci che chiedono aiuto.
Ti preghiamo perchè non sia più illegale migrare e perchè la nostra rete di accoglienza sia forte e salda.
Signore, ti preghiamo per le tante donne che vivono nello sfruttamento lavorativo nei campi;
per quelle che vedono il loro lavoro messo a rischio a causa di delocalizzazioni delle fabbriche e di speculazioni finanziarie;
per quelle che continuano ad avere un salario inferiore a quello degli uomini o per quelle che non riescono a raggiungere livelli apicali se non a costo di una spregiudicatezza senza scrupoli.
Fa' Signore che, radicate e fondati nel tuo amore, sappiamo compiere azioni di giustizia e di solidarietà nei confronti di queste nostre sorelle.
Ti preghiamo in particolare per tutte quelle donne che in questo momento sono vittime di violenza maschile di ogni tipo,
da forza di ribellarsi e metti sul loro cammino persone coraggiose in grado di aiutarle.
E ti preghiamo per questo nostro occidente, perché possa liberarsi della cultura patriarcale che alimenta modelli di maschilità violenta e prevaricarice,
tu che in Cristo ci hai mostrato un modello diverso di maschilità, convertici e salvaci.
Te lo chiediamo nel nome e per l’amore dello stesso Gesù, Dio, tuo figlio, uomo nostro fratello, che ci ha insegnato a dirti
Padre nostro......

 

 

Domenica della Riforma 5 Novembre 2023

 

16 Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, 
17 affinché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.

2Timoteo 3,16 -17

Care sorelle, cari fratelli,

E’ grande quanto il mio pollice e fatta con pagine che non si strappano. Le pagine sono tenute insieme da una colla che rimane efficiente anche a una temperatura di meno 40 gradi. La copertina è di color marrone e poco appariscente, ma è infinitamente preziosa per coloro che la leggono di nascosto: sto parlando della bibbia che i prigionieri in Siberia tenevano ben nascosta e che oggi possiamo vedere in una mostra di bibbie. A suo tempo, era severamente vietato possedere una bibbia e quindi questi piccoli libri resistenti all’acqua furono nascosti addirittura nelle pentole di cucina. Nelle terribili e disumane condizioni di vita che allora vigevano nei campi di prigionia dell’Unione Sovietica, esisteva un profondo bisogno di essere confortati e sostenuti dalla Parola di Dio.

Ma non è necessario andare tanto lontano. Nell’Ottocento, qui a Firenze, i cristiani che si erano convertiti al protestantesimo e leggevano la bibbia a casa in lingua italiana, venivano condannati a pene detentive. E anche ai giorni nostri esistono paesi come la Corea del Nord dove il possesso di una bibbia è severamente proibito e viene punito con la condanna ai lavori forzati o addirittura con la morte.

E’ sempre stata la bibbia, la parola di Dio, che anche nelle condizioni più difficili ha trovato la strada per arrivare alle persone che la chiedevano. E’ sempre stata la lettura della bibbia ciò che i potenti temevano, tanto da vietarne lo studio. Sono profondamente colpita quando sento quale rischio altissimo è stato affrontato dalle persone, pur di leggere il Libro di Libri. Oggi celebriamo la commemorazione della Riforma che ha trovato il suo inizio e tutta la sua forza nel fatto che delle persone non hanno messo in disparte la bibbia, non si sono affidate alle interpretazioni e tradizioni, ma hanno sentito un forte desiderio di sapere la Parola originale. Sono persone come Martin Lutero, Giovanni Calvino e, ancora prima, Pietro Valdo, che hanno scoperto la libertà nella parola di Dio, una libertà che li ha reso forti e indipendenti contro i potenti del loro tempo. "Ogni scrittura ispirata da Dio è utile utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, affinché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona“ così scrive Paolo al suo discepolo Timoteo, e lo ammonisce di rimanere fedele alle sacre scritture che Timoteo aveva imparato fin da bambino. Nel frattempo, Timoteo è diventato un giovane che segue le orme di Paolo, e Paolo, come piace fare agli anziani, gli dà alcuni consigli per proseguire il cammino, come abbiamo appena ascoltato.

Conosco ben questi ammonimenti, io stessa a volte ho richiamato i ragazzi cresimandi quando uscivano di corsa dalla lezione: "Non dimenticate le vostre Bibbie“ e se avevo gridato abbastanza forte loro si giravano di nuovo e mettevano il libro nello zaino. Però, anche dopo la confermazione mi sarebbe piaciuto raccomandare di non dimenticare la Bibbia, perché volevo dire: "Prendete la Bibbia in mano e leggetela, lì c’è nascosto un tesoro che scoprirete solo se l’aprite e la leggete con gli occhi, l’ascoltate con le orecchie e l’assorbite nei vostri cuori.“

Ma anch’io nella mia vita di tutti i giorni sto facendo l’esperienza di dover ricordare a me stessa: Non dimenticare la Bibbia. Perché ci sono altri argomenti e compiti che vengono spinti in prima linea. A dire il vero, le ore passate per leggere e rispondere alle e-mail, per studiare i protocolli o guardare il telegiornale, sono molte di più della lettura della bibbia. Ci sono tante cose che giorno per giorno trovo in primo piano, e così la parola di Dio fa fatica ad arrivare sin da me! E dovremmo rispondere onestamente, quando un giovane come allora Timoteo ci chiede: Perché dovrei leggere la Bibbia, cosa ne ricavo? "A che cosa serve“, per dirla con le parole di Paolo.

Mettiamola così: prendere in mano la Bibbia e leggerla è una azione liberatoria. Mi è permesso di ammettere qualcosa che al giorno d’oggi è difficile confessare.
Posso ammettere di essere una persona che ha bisogno di conforto e di consigli.

Prendere in mano la bibbia significa che posso essere qualcuno che cerca consolazione. Non so come succede a voi, ma di solito alla domanda "come stai“ la risposta dovrebbe essere che tutto va bene. Ogni altra cosa probabilmente porterebbe via troppo tempo a chi ha fatto la domanda. Tuttavia non è sempre così. Forse sono preoccupata per i miei figli o per la mia salute. Forse ho paura di tutte queste crisi che stiamo vivendo. Prendendo la Bibbia in mano ammetto che non tutto va bene nella mia vita e che sto cercando una risposta alla domanda chi sia il mio unico conforto nella vita e nella morte. E’ una grande fortuna se non evitiamo questa domanda e apriamo la Bibbia per trovarvi consolazione.

Quando prendo in mano la Bibbia, mi è permesso essere una persona che cerca consiglio.
Confesso a me stessa che ci sono delle cose in questo mondo che mi rendono perplessa, impotente, e ciò significa: non ho subito pronta la risposta o una opinione,
e certamente non il perfetto consiglio a portata di mano. In concreto, gli attacchi alla gente in Israele del 7 ottobre mi hanno lasciato con un senso di grande perplessità e impotenza. E fino ad oggi faccio fatica a capire che cosa sia successo.

Prendere in mano la Bibbia significa per me: ammettere la mia debolezza.
I salmi dell’Antico Testamento, ad esempio, sono pieni di questo sconforto di fronte al male che c’è nel mondo.
Ma quando prendo in mano la Bibbia, mi imbatto anche nel messaggio quasi folle di Gesù, la sua sfida verso noi, di rimanere umano malgrado le esperienze, qualcuno che crede nella pace e la cerca.

Non dimenticare la Bibbia. Se un giovane come Timoteo mi chiedesse che cosa ne ricavo, gli risponderei: per me prendere in mano la Bibbia significa ammettere il mio bisogno di conforto e di consigli. E poi può succedere qualcosa di strano. Alle volte, succede che sia la parola di Dio a prendere me per mano, mi fa vedere con più chiarezza, mi consola e mi libera.

La Bibbia in Siberia era grande come un pollice. Ma quelli che l’hanno presa in mano, avranno sperimentato come le parole li abbiano preso per mano.
Una esperienza che può ripetersi oggi, ovunque si prenda in mano la parola di Dio e si lascia guidare da essa.
No, non dimentichiamo la Bibbia.
In altre parole, per usare una delle 95 tesi nel giorno della festa della Riforma, il vero tesoro della Chiesa è il santissimo vangelo della gloria e grazia di Dio.

E la pace di Dio che supera ogni nostra comprensione custodisca i nostri cuori e le nostre menti in Gesù Cristo.
Amen

Predicazione della pastora luterana Susanne Krage-Deutel presso la Chiesa Valdese di Firenze in occasione del culto interdenominazionale della Riforma Domenica 5 Novembre 2023

 

 

 

 

 

 

image_linea_verde

Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio 2024
 ©Chiesa Evangelica Valdese di Firenze