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Manuale della Commissione chiesa e società della Conferenza delle chiese europee sull'impegno per il rispetto dei diritti umani (pdf)

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Il Signore era con lui e il Signore faceva
propsperare tutto quelo che egli intraprendeva
Genesi 39,23

Non già che siamo da noi stessi capaci di
pensare qualcosa come se venisse da noi;
ma la nostra capacità viene da Dio
II Corinzi 3,4



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“Potente è la tua mano, Signore”:
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“sull’immigrazione parole generiche ed evasive”

Primo “corridoio umanitario” dalla Libia

Un nuovo corridoio umanitario dall’Etiopia

Ius soli: i girotondi della cittadinanza

 

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Potente e terribile è la tua mano, Signore,
la tua destra spezza il nemico.
Esodo 15,6

Siamo di fronte a un versetto del grande canto di lode a Dio innalzato da Mosè dopo il passaggio del mare e l’uscita dall’Egitto. Il canto celebra la vittoria di Dio sul potere del male e della schiavitù, rappresentato in tutta la sua forza dall’esercito del faraone che viene travolto dalle acque del mare. Siamo giunti perciò all’atto finale dell’azione liberatrice di Dio: l’uscita dall'Egitto. La grande lotta intrapresa da Dio per liberare il suo popolo dalla schiavitù ha il suo culmine in questa azione di forza. Si tratta di una vera e propria azione di forza di Dio, che travolge il potente esercito del faraone. Per due volte nel nostro versetto troviamo il riferimento alla mano di Dio – o meglio alla “destra” di Dio, perché è nella mano destra che si nasconde l’immagine della sua forza –: “Potente e terribile è la tua mano, Signore, la tua destra spezza il nemico” (Es 15,6). A noi, abituati forse a concepire la salvezza in termini edulcorati, per cui l’amore cristiano è un amalgama di sorrisi e di buone azioni, risulterà piuttosto difficile adattarsi al modo in cui viene descritta la salvezza nel racconto che precede il canto di vittoria del capitolo 15.

La salvezza è innanzitutto lotta contro il potere del male e della morte, che agisce in questo mondo continuamente. L’apostolo Paolo, tenace annunciatore del vangelo, non nasconde questo carattere agonico della fede cristiana, anzi lo esprime più volte nelle sue lettere, esortando a indossare “l’armatura di Dio” per contrastare il potere del male: “Prendete forza dal Signore, dalla sua grande potenza. Prendete le armi che Dio vi dà, per poter resistere contro le manovre del diavolo. Infatti noi non dobbiamo lottare contro creature umane, ma contro spiriti maligni del mondo invisibile, contro autorità e potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso. Prendete allora le armi che Dio vi dà” (Ef 6,10-13).

Lo stesso Gesù, annunciando il vangelo del regno e guarendo i malati, scatena l’opposizione del maligno, che vede in lui una minaccia per il suo potere. “Che vuoi da noi, Gesù di Nàzaret? Sei forse venuto a rovinarci? Io so chi sei: tu sei mandato da Dio”, grida lo spirito immondo proprio all’inizio del vangelo di Marco (Mc 1, 24). Non per nulla l’attività di Gesù si riassume così alla fine della giornata di Cafarnao: “Viaggiò così per tutta la Galilea predicando nelle sinagoghe e scacciando i demòni” (Mc 1,39).

Che la salvezza si presenti come una lotta è abbastanza evidente dal linguaggio usato come struttura di fondo dell’inno di vittoria, il linguaggio della guerra. La guerra del Signore a favore del suo popolo si presenta come uno schema letterario e teologico dell’intervento salvifico di Dio. In essa viene messo in risalto il fatto che è Dio a salvare e a liberare l’uomo attraverso la sua forza e la sua azione gratuita. Nel nostro inno si dice: “Il Signore è un guerriero: ‘Signore’ è il suo nome!” (Es 15,3). Il suo agire è più potente della forza dell’esercito del faraone, che tenta di schiacciare la debolezza indifesa di Israele. Non si tratta di un’esaltazione della guerra, quanto piuttosto dell’affermazione del potere di Dio su quello del male e della schiavitù.

La salvezza è lotta contro il potere del male e della morte, non è pacifica contemplazione. Il potere del male, per quanto forte possa essere, non può resistere all’intervento del Dio della vita. Per questo il Signore è chiamato in 15, 3 “guerriero”. E la “mano” (o meglio “la destra”) potente esprime la forza di un Dio che non si rassegna al male e all’ingiustizia, ma opera per liberare e salvare. È lui che salva il suo popolo schiavo. È lui che salva il povero dalle mani dei malvagi, che lo schiacciano ingiustamente. Dio non è mai indifferente davanti al male nelle sue diverse manifestazioni. Egli si alza sempre in difesa del povero, come molti testi della Bibbia dichiarano.

Così canta il Salmo 146 del Dio creatore: “[...] difende la causa dei perseguitati. Il Signore libera i prigionieri, dà il pane agli affamati; il Signore apre gli occhi ai ciechi, rialza chi è caduto e ama gli onesti. Il Signore protegge lo straniero, difende 4 l’orfano e la vedova e sbarra il cammino agli oppressori. Questo è il tuo Dio, o Sion. Egli è re in ogni tempo; il suo potere rimane per sempre”.

Il Signore è re perché realizza la giustizia e la pace. L’affermazione della sua regalità è anche la conclusione del nostro inno: “Il Signore è re in eterno e per sempre!” (Es 15,18).

Dalla presentazione del fascicolo per la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, preparato da un gruppo internazionale ecumenico composto da rappresentanti del Consiglio Ecumenico delle Chiese (protestanti e ortodossi) e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (cattolici).

 

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I Valdesi sono cristiani che appartengono alla famiglia delle chiese evangeliche o protestanti. La Chiesa Valdese di Firenze è organizzata in libera comunità locale, autonoma, unita alle altre che formano la Chiesa Valdese da una comune confessione di fede e dalla disciplina del suo Sinodo. L’organizzazione delle chiese valdesi è di tipo presbiteriano sinodale.
Dal punto di vista dottrinario questa chiesa crede e testimonia quanto è insegnato dalla Sacra Scrittura secondo la riscoperta del Vangelo compiuta dalla Riforma e si sente fortemente impegnata sul piano sociale.

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Ultimo aggiornamento: 31 Dicembre 2017
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