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Un po' di Storia

Il Passato


I Poveri di Lione

I valdesi prendono nome da un mercante lionese di nome Valdo che intorno all'anno 1170 vendette i suoi beni e si mise a predicare l’Evangelo ai suoi concittadini con l’ideale di rinnovare la chiesa: la gerarchia cattolica reagì invece in modo critico e lo scomunicò. Più tardi Francesco d’Assisi visse la stessa esperienza, ma la Curia lo mantenne nell’ambito della Chiesa. I « poveri di Lione », cioè i seguaci di Valdo, proseguirono la loro predicazione malgrado la scomunica formando piccole comunità costrette, a motivo della repressione, a condurre una esistenza clandestina. La loro fede si ispirava al Sermone sul Monte e sulle sue esigenze fondamentali: rifiuto della violenza, del giuramento, dei compromessi della chiesa col potere politico. Malgrado le violente persecuzioni e l’opera spietata dell’inquisizione, i valdesi mantennero viva la loro presenza di fede in tutto il Medio Evo. Le zone in cui si impiantarono con maggior consistenza furono le Alpi Cozie, la Provenza, la Calabria e la Germania meridionale. I loro predicatori itineranti erano detti « barba » (in dialetto « zio ») da cui « barbetti », appellativo con cui vennero comunemente designati sino in tempi recenti i valdesi stessi.

Protestanti

Quando sorse in Europa la Riforma protestante di Lutero, i valdesi vi aderirono nel 1532, organizzandosi in comunità alternative a quella di Roma, con locali per il culto e la celebrazione dei sacramenti, e predicatori.
La presenza protestante toccò molte altre città del Piemonte e d’Italia in quel periodo e soltanto ad opera della Controriforma il cattolicesimo mantenne il suo predominio assoluto.
Per 150 anni (dal 1550 al 1700) le valli valdesi furono un avamposto del protestantesimo europeo e perciò sottoposte ad attacchi da parte del governo sabaudo deciso a riconquistarle alla fede cattolica.
Uno dei più tristemente famosi nel 1655, conosciuto come le « Pasque Piemontesi », sollevò l’indignata protesta del mondo europeo e l’intervento dell’inghilterra di Cromwell. Ad organizzare la guerriglia valdese fu il contadino Giosué Gianavello.
Nel 1686, quando Luigi XIV re di Francia vietò ai protestanti la professione della loro religione, anche le chiese valdesi del Piemonte furono distrutte e solo poche migliaia di superstiti si salvarono in Svizzera. Rientrati dopo 3 anni con una memorabile marcia conosciuta come il « Glorioso Rimpatrio » dovettero ancora affrontare decenni di emarginazione nel loro « ghetto » alpino.

Evangelizzazione

I loro diritti civili e politici vennero riconosciuti dall’editto promulgato da Carlo Alberto il 17 febbraio 1848 (in ricordo del quale i valdesi festeggiano a tutt’oggi quella data) ma non la libertà religiosa: la religione cattolica restava religione dello Stato. Né la chiesa cattolica né la società italiana erano pronte ad accogliere l’idea della separazione fra Stato e Chiesa ed il principio della libertà di coscienza.
Alla difesa di questi diritti i valdesi si impegnarono attivamente convinti delle loro importanza per il rinnovamento civile e politico del paese.
A questo impegno nel Risorgimento ed in tutte le battaglie ideali che si sono combattute per rendere la società più moderna e democratica i valdesi hanno partecipato attivamente. Parlando di « evangelizzazione » non hanno inteso fondare una nuova setta ma, come Valdo, rendere attuale il messaggio dell’evangelo: diffondendo la Bibbia, stimolando la riflessione teologica per un rinnovamento della fede cristiana.
L’opera di testimonianza non fu effettuata unicamente a livello di predicazione con l’apertura di una sala di conferenze, di locali di culti, ma si espresse anche nei campo dell’assistenza e con particolare impegno in quello dell’educazione. Una diffusa rete di scuole elementari venne creata e si può dire che ogni comunità evangelica ebbe una sede scolastica; il maestro insieme al venditore di bibbie fu il personaggio tipico dell’evangelismo italiano. Ed accanto alle scuole, convitti, orfanotrofi, scuole di artigianato. Altrettanto intenso fu l’impegno nel campo sanitario ed assistenziale con fondazione di ospedali, ricoveri per anziani, asili.
Questa attiva presenza e l’emigrazione ha condotto nel corso degli ultimi decenni, alla formazione di comunità valdesi in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia. I valdesi emigrati all’estero si sono integrati invece nelle chiese protestanti dei paesi dove si stabilivano; con la sola eccezione dell’Uruguay ed Argentina dove hanno mantenuto una propria organizzazione. In un primo tempo fecero parte integrante della Chiesa valdese italiana. Nel dopoguerra si sono costituite in area autonoma mantenendo però l’unità operativa con l’area italiana.

Il Presente

Chiesa democratica

In Italia sono oggi presenti circa 30.000 (la metà dei quali nelle valli valdesi in Piemonte) che si richiamano alla tradizione valdese. Dal 1979 le Chiese valdesi e quelle metodiste hanno stretto un patto di unione procedendo ad una integrazione operativa che si realizza nel sinodo unito. La cura pastorale è affidata a un centinaio di pastori teologi preparati presso la facoltà di teologia a Roma.
Nella predicazione sono impegnati anche predicatori locali. I diaconi sono in numero di 25. Si avvale per il lavoro culturale di centri giovanili e di formazione, fra cui quello di Agape, noto a livello internazionale, numerosi centri di cultura, il settimanale « La Luce-Eco delle Valli Valdesi » una rivista teologica « Protestantesimo », una di carattere storico edita dalla Società di Studi Valdesi e la casa editrice Claudiana con sede a Torino.
L’organizzazione delle chiese valdesi è di tipo presbiteriano sinodale non episcopale. Ogni chiesa è cioè retta dall’assemblea dei suoi membri; alla assemblea generale, detta « Sinodo » partecipano i rappresentanti delle assemblee locali, I Consigli direttivi a tutti i livelli sono composti da pastori e laici.
A queste attività propriamente ecclesiastiche sì aggiungono quelle assistenziali che costituiscono tuttora un aspetto considerevole dell’impegno evangelistico: i 5 ospedali di cui 2 (Genova e Napoli) in collaborazione con altre chiese evangeliche, 9 case per anziani, 3 opere per giovani, nel campo dell’ìstruzione il Liceo sperimentale a Torre Pellice, il complesso scolastico la Noce a Palermo, le scuole elementari a Riesi, sono poca cosa in sé ma considerevoli rapportate all’esigua entità dei fedeli stessi.

Solo l’Evangelo

I valdesi sono cristiani appartenenti alle chiese riformate, sorte cioè con la riforma protestante, il loro principio fondamentale è vivere la fede cristiana attenendosi al solo Evangelo. Essi considerano perciò che a costituire il fondamento della religione cristiana, è soltanto la Sacra Scrittura e che soltanto per grazia di Dio e per merito di Cristo ci è data la salvezza e l’essere figli di Dio è dono che riceviamo solo per fede e non premio delle nostre opere.
La vita cristiana ha senso, dicono gli evangelici, perché è vissuta come un impegno responsabile dei singoli credenti. La chiesa non è una organizzazione clericale ma una comunità di fratelli, non ha perciò da dare direttive specifiche concernenti le scelte politiche, l’etica sessuale, l’organizzazione sociale.
L’impegno fattivo dei valdesi in organismi quali Croce rossa, Amnesty International, il movimento della Riconciliazione, il Federalismo europeo è diretta conseguenza di questa visione della vita cristiana come impegno di fede personale e responsabile, restando fermo il principio che la regola di comportamento cristiano è l’evangelo.
Anche per i valdesi la figura del sacerdote non ha più ragion d’essere perché Gesù ha compiuto con la sua morte in croce l’unico sacrificio possibile, il credente non ha dunque bisogno di mediazione umana né per ricevere il perdono divino né per ottenere grazia. I pastori hanno un ruolo importante nella vita della comunità come guide nella riflessione biblica e nella predicazione, ma non sono distinti dai credenti, ne consegue che hanno famiglia e che le donne possono accedere al pastorato.
L’ecumenismo è sempre stato rilevante nella vita delle chiese valdesi. Intense sono sempre state le relazioni con le chiese protestanti; le chiese valdesi sono membro del Consiglio Ecumenico delle Chiese e della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, che oggi rappresenta l’evangelismo italiano ed è responsabile delle emissioni alla radio e alla TV.
I rapporti con la Chiesa cattolica romana si sono fatti più liberi e rispettosi dopo il Vaticano II, da quando cioè si è fatta strada l’idea di un pluralismo religioso.
Il Sinodo valdese ha incoraggiato le attività ecumeniche privilegiando però gli incontri a livello di comunità locali rispetto a manifestazioni liturgiche e chiedendo che venissero tenuti sempre presenti nei dibattiti i problemi teologici. La fedeltà all’evangelo è più importante dell’unità e l’ecumenismo non può essere un generico e sentimentale accostamento di credenti senza porre i problemi della fede oggi.
Le chiese valdesi hanno da sempre sostenuto la netta separazione delle chiese dallo Stato rifiutando ogni tipo di Concordato e giudicando criticamente l’esistenza di un partito politico confessionale; l’Intesa che hanno stipulato con lo Stato nel 1984 (divenuta legge n. 449) definisce i rapporti reciproci senza sancire però alcun privilegio per la chiesa.

Documenti

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Ultimo aggiornamento: 14 Settembre 2013 © Chiesa Evangelica Valdese di Firenze