Isaia 50,8  “Vicino è colui che mi giustifica:

chi mi potrà accusare?”

 

Queste parole vengono dal III canto del Servo del Signore (Is.50, 4-9), dove si comincia a parlare della persecuzione di questo misterioso servitore:  è un discepolo, dall’orecchio attento, dalla lingua esercitata, aiuta con la Parola, ma non si sottrae agli insulti e alle percosse. Lo si sente portato in giudizio, ma egli vive del soccorso del Signore e può rendere dura la sua faccia “come una pietra” in una resistenza estrema, perché Dio, l’avvocato, è al suo fianco e lo giustifica. Questa parte del libro del profeta Isaia è la più vicina nello spirito e nelle immagini ai Vangeli: lo stesso concetto di “consolazione”, centrale nei capp.40-55, è espresso dal greco ‘parakalein’, che è la stessa radice del ‘parakletos’, come viene definito lo Spirito nel Vangelo di Giovanni.

Abbiamo già parlato dello Spirito di Dio come del “Consolatore”, che è una delle possibili traduzioni del termine greco Paracleto: lo Spirito è il Consolatore della chiesa e dei credenti che sono nella tristezza per l’assenza di Gesù. Lo Spirito rende vivo e “vicino” il Signore in modo tale da trasformare la tristezza in gioia (Gv.16,20). Oggi parleremo dello Spirito come “Avvocato”, che è un’altra traduzione possibile dello stesso termine. Nella nostra Bibbia è usata in 1 Giov. 2,1  “Se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo il Giusto”. In seguito parleremo della funzione di “interprete”, “suggeritore”, “maestro” e così via.

La “funzione forense” dello Spirito si esercita come “difesa”, e non come accusa, come potrebbe anche essere la funzione dell’Avvocato (di Stato). Lo Spirito è l’avvocato difensore, che prepara i documenti, allestisce la causa, parla in nostro favore e a nostra discolpa quando siamo sotto accusa. Ma chi è l’Accusatore?

La Bibbia conosce un grande Accusatore, nemico degli esseri umani che li discredita davanti a Dio: nel libro di Giobbe è Satana, che “percorre la terra e passeggia per essa”, personificazione mitica del Male, che c’è, si muove, osserva, spia gli esseri umani… L’accusa formulata da Satana nei confronti di Giobbe è di “amare per interesse” Dio, al fine di esserne protetto. Dio gli permetterà perciò di mettere alla prova Giobbe fino quasi all’insopportabile, perché Giobbe sappia che Dio si rivela anche e particolarmente nella sofferenza più estrema.

Anche nel libro del profeta Zaccaria c’è una figura di Accusatore, anch’esso chiamato Satana. La parola in ebraico significa appunto “avversario”, come anche il greco “diabolos”, è quello che si frappone fra Dio e gli umani e li calunnia. In Zaccaria 3, Satana è una specie di funzionario di corte che fa da pubblico ministero, cioè da avvocato d’accusa che mette a nudo il peccato, lo “sporco” (rappresentato da vesti sudice) di un certo Giosuè, sommo sacerdote, che rappresenta nella sua persona, la stessa città di Gerusalemme e Israele. L’Angelo del Signore difende Zaccaria –Gerusalemme dall’accusa di indegnità e afferma: “Non è forse costui un tizzone strappato dal fuoco?”. Dio stesso con il suo fuoco purifica dal peccato e dall’indegnità e dona delle vesti magnifiche al suo servitore perché possa annunciare la sua salvezza.

Nella prima lettera di Giovanni si respira la stessa aria, quando si definisce Gesù come avvocato difensore, presso il Padre. In questa Domenica della Trinità non possiamo fare a meno di notare come le stesse caratteristiche sono attribuite indifferentemente a Dio, a Gesù o allo Spirito! Ma il problema principale che ci riguarda è : chi è sotto accusa, perché e davanti a chi?!

Noi siamo sotto accusa, perché non amiamo Dio gratuitamente, ma per interesse e se siamo in difficoltà ci sentiamo presto abbandonati. Noi siamo sotto accusa, perché, come dice la Bibbia, serviamo più volentieri gli idoli che si vedono e toccano, per esempio il denaro, e pensiamo che risolverebbe quasi tutti i nostri problemi; subiamo il fascino del successo, della medialità, cerchiamo la protezione e il favore dei potenti. Noi siamo sotto accusa, perché non amiamo il prossimo come noi stessi, a dire il vero non amiamo neanche abbastanza noi stessi, figuriamoci il prossimo…

L’accusatore a volte è dentro di noi, a volte è esterno: a volte siamo noi stessi insicuri, divisi, incapaci di vedere cosa è per il nostro bene, a volte sono gli altri che sembrano accanirsi a denigrarci, a vederci incapaci, a considerarci indegni… E’ molto importante che avere accanto persone che possano darci fiducia in noi stessi, che ci spronino e però anche ci amino di un amore incondizionato (per grazia).

Uno dei mali oscuri del nostro tempo è la depressione, fenomeno sempre più diffuso, che sembra apparentemente ineluttabile (= che non si può combattere). Chi comincia a soffrirne sembra condannato per il resto della vita a cadere e ricadere nelle sue spire, per non uscirne più vittorioso/a. Un tempo si attribuiva questa malattia soprattutto alle donne, che sembravano maggiormente esposte al pericolo del “nulla”, non avendo una identità e una personalità riconosciute; ora anche gli uomini cominciano a soffrirne, a dubitare della loro stessa identità e possibilità di riuscita. Consiste soprattutto, se capiamo bene, nella difficoltà di “darsi valore”, dunque di amarsi, di esser consapevoli di esser qualcuno che ha delle capacità, che può essere amato/a anche dagli altri. E se questo non avviene bisogna dire che non ancora avviene, ma è possibile, va cercato e lo si ottiene nel corso della vita. Nella depressione non c’è una valutazione serena dei nostri limiti e delle nostre possibilità. A volte c’è una sopravvalutazione, a volte si finisce sotto ogni livello di guardia a considerarci dei vermi.

Siamo “tizzoni strappati dal fuoco”! Ma siamo preziosi a colui che ci ha strappati dal fuoco: “Tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo” (Is.43,4); questo è quello che il Signore dice ad ognuno di noi personalmente. A volte anche un’altra persona umana al nostro fianco può ripeterlo, dando a questa espressione anche significati diversi. Tutto l’amore per noi stessi e per il prossimo è racchiuso in queste parole. Mentre il Grande Accusatore direbbe al nostro orecchio: non vali nulla, non sei utile a nessuno, sei brutto/a, non sei abbastanza intelligente, non sai fare quattrini etc... Il Grande Difensore dice al nostro orecchio “Tu sei prezioso/a agli occhi miei, sei stimato/a e io ti amo”.

E’ veramente strano che anche noi cristiani pensiamo alla depressione come ad una malattia che non si può sconfiggere: ma non è esattamente il combattimento della fede? Quello che si fa nel cuore di ciascuno? e che non si deve pensare di reggere da soli, ma per il quale si chiede il sostegno dello Spirito (il Difensore)? e nel quale deve essere coinvolta anche la comunità, perché se no potremmo desistere? L’Accusatore è all’opera in tutti i tempi, anche se non lo chiamiamo più per nome; è dentro noi stessi, potremmo dargli il nostro nome, anziché quello di Satana.

Quello che vale per l’individuo, vale anche per noi come comunità. La storia sembra averci condannato ad una sterilità complessiva nel nostro paese: siamo utili? Perché la gente non ci segue? Siamo noi che non riusciamo ad esprimerci? Abbiamo valore o siamo insignificanti? L’Accusatore ci dice che il mondo va avanti anche senza di noi e il nostro paese pure… A volte ci sentiamo sotto accusa da tutte le parti, da chi ci considera troppo “zelanti” fino ad esser fanatici, da chi ci considera “freddi” e dunque bisognosi di un risveglio religioso, da chi ci vede come un avanzo di una storia gloriosa di resistenza, ma ormai inutile…

“Chi è il mio Avversario?” domanda il Servo del Signore, nel libro di Isaia. E’ giusto conoscere l’Accusatore, dovremo cercarlo fuori e dentro noi stessi e non ne avremo paura solo se potremo dire: “Vicino è colui che mi giustifica; chi mi potrà accusare? … Il Signore, Dio mi verrà in aiuto; chi è colui che mi condannerà?” L’apostolo Paolo in un indimenticabile capitolo della Lettera ai Romani, dopo aver parlato del nostro combattimento con nemici interni ed esterni - il più grande di essi per l’ebreo osservante com’era Paolo è “la Legge del Signore” – prorompe in un grido simile: “Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? … Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato è alla destra di Dio e anche intercede per noi” (Rom.8, 34).