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"Contro la pena di morte"

 

2015 - L’annuale rapporto di Amnesty International sulle condanne a mortE

 

Pubblicato il rapporto di Amnesty International sulla pena di morte nel 2009


 

 

Martedi 18 Dicembre 2007: l'Assemblea generale del'ONU approva la la moratoria contro la pena di morte

L'Assemblea generale dell'Onu ha approvato la risoluzione per la moratoria contro la pena capitale nel mondo con 104 voti a favore, 54 contro e 29 astenuti.

Testo della risoluzione sulla moratoria della pena di morte approvata oggi dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite:

"L'Assemblea generale, Guidata dagli obiettivi e dai principi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite; Richiamando la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo, la Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici e alla Convenzione per i diritti del bambino; Richiamando le risoluzioni sulla "questione della pena di morte" adottate nel corso degli ultimi dieci anni dalla Commissione per i diritti umani in tutte le sue sessioni consecutive, la più recente essendo la E/CN4/RES/2005/59 che ha esortato gli Stati che mantengono la pena di morte ad abolirla completamente e, nel frattempo, a stabilire una moratoria sulle esecuzioni; Richiamando gli importanti risultati raggiunti dalla ex Commissione per i Diritti umani sulla questione della pena di morte e contemplando che il Consiglio per i diritti umani possa continuare a lavorare su questo tema; Considerando che la messa in atto della pena di morte va a minare la dignità umana e convinti che una moratoria sull'esecuzione della pena di morte contribuisca alla promozione e al progressivo sviluppo dei diritti umani; che non c'é prova definitiva del valore della pena di morte come deterrente; che qualsiasi errore o fallimento della giustizia sull'applicazione della pena di morte è irreversibile e irreparabile; Accogliendo le decisioni prese da un sempre maggiore numero di stati nell'applicare una moratoria sulle esecuzioni, seguita in molti casi dall'abolizione della pena di morte;

1) Esprime la sua profonda preoccupazione per il sussistere dell'applicazione della pena di morte;

2) Esorta gli stati che mantengono la pena di morte a:

a) rispettare gli standard internazionali che salvaguardano i diritti di coloro che sono in attesa dell'esecuzione della pena capitale, in particolare gli standard minimi, come stabilito dall'allegato alla risoluzione 1984/50 del Consiglio economico e sociale
b) fornire al Segretario generale informazioni riguardanti la messa in atto della pena capitale e l'osservanza delle clausole di salvagaurdia dei diritti di coloro che sono in attesa dell'esecuzione della pena di morte
c) restringere progressivamente le esecuzioni e ridurre il numero dei reati per i quali la pena di morte può essere imposta
d) stabilire una moratoria sulle esecuzioni in vista dell'abolizione della pena di morte.

3) Esorta gli stati che hanno abolito la pena di morte a non reintrodurla;

4) Chiede al Segretario generale di riferire sull'applicazione di questa risoluzione nella 63esima sessione;


5) Decide di continuare la discussione sul tema nella 63esima sessione all'interno dello stesso punto dell'agenda".

Testo tratto dal sito ANSA


GIOVEDI 15 NOVEMBRE LA TERZA COMMISSIONE DELLE NAZIONI UNITE RIUNITA A NEW YORK HA APPROVATO A MAGGIORANZA ASSOLUTA LA RISOLUZIONE PER LA MORATORIA UNIVERSALE DELLA PENA DI MORTE

Ha espresso la più viva soddisfazione, il pastore Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), per l'approvazione da parte della Commissione per i diritti umani dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite della risoluzione che invoca una moratoria globale sulla pena di morte proposta dal governo italiano.

"Agli stati compete di salvare le vite, non di toglierle. Questo risultato mi rallegra profondamente come cristiano, e come italiano. Dal primo punto di vista non vi è dubbio che sia perfettamente in linea con il comandamento biblico «non uccidere», e con il racconto della Genesi (4:15), quando il Signore pone un segno su Caino perché nessuno lo tocchi. Come italiano ricordo che per prima fu la Toscana di Pietro Leopoldo ad abolire nel XVIII secolo la pena capitale, e un altro segnale molto positivo è dato dal fatto che la Corte Suprema degli Stati Uniti sta già applicando la moratoria. Questo testimonia che il successo dell'ONU è maggiore di quanto si pensi", ha dichiarato Maselli.

Roma, 16 novembre 2007 (NEV-CS100)

«Con una maggioranza di 99 voti a favore e 52 contrari (gli astenuti sono stati 33) è stata approvata la risoluzione che chiede ai 192 Stati di “adottare una moratoria delle esecuzioni in vista della loro abolizione definitiva” (…). È un risultato storico che premia l’unità europea, mancata in passato, e l’impegno dell’Italia, reduce da 150 incontri con altrettanti ambasciatori di Paesi diversi (…)» (da il Corriere della Sera, 16 novembre 2007).

La commissione dell'Onu per i diritti umani ha votato ieri in favore di una risoluzione che invoca una moratoria globale per la pena di morte, guardando alla sua futura abolizione. La risoluzione è stata approvata 99-52 con 33 astenuti, dopo due giorni di dibattito. Giappone, Cina e Stati Uniti erano tra gli oppositori. L'Assemblea Generale voterà la mozione il mese prossimo e si pensa che l'approverà.

Il testo dice che "l'uso della pena di morte mina la dignità umana e non ci sono prove che rappresenti un deterrente, e ogni errore giudiziario nell'applicazione della pena di morte è irreparabile e irreversibile". Il documento chiede agli stati di diminuire progressivamente l'uso della pena capitale e il numero di delitti per cui può essere applicata.

Ottantasette paesi -- inclusi i ventisette Ue, una dozzina di paesi dell'America latina e otto africani -- hanno elaborato congiuntamente la bozza della risoluzione.

UNITED NATIONS (Reuters) venerdì, 16 novembre 2007 9.09

Leggi il testo ufficiale GA/SHC/3906 sul sito ONU

Il testo della risoluzione sulla moratoria della pena di morte depositato presso la Terza Commissione delle Nazioni Unite da Brasile e Nuova Zelanda, a nome di 72 co-sponsor

L’Assemblea Generale,

Guidata dagli obiettivi e dai principi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite;

Richiamando la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e la Convenzione sui Diritti del Fanciullo;

Richiamando le risoluzioni sulla “questione della pena di morte” adottate nel decennio passato dalla Commissione dei Diritti Umani in tutti le sue sessioni, di cui l’ultima è la E/CN.4/RES/2005/59 che chiedeva agli Stati che ancora hanno la pena di morte di abolirla completamente e, nel frattempo, di stabilire una moratoria delle esecuzioni;

Richiamando gli importanti risultati ottenuti dall’ex Commissione dei Diritti Umani sulla questione della pena di morte e considerando che il Consiglio Diritti Umani possa continuare a lavorare su questo tema;

Considerando che l’uso della pena di morte mina la dignità umana e convinti del fatto che una moratoria sulla pena di morte contribuisca al miglioramento e al progressivo sviluppo dei diritti umani; che non esiste alcuna prova decisiva che dimostri il valore deterrente della pena di morte; che qualunque fallimento o errore giudiziario nell’applicazione della pena di morte è irreversibile e irreparabile;

Accogliendo con favore le decisioni prese da un crescente numero di paesi di applicare una moratoria delle esecuzioni, in molti casi seguite dall’abolizione della pena di morte;

1. Esprime la sua profonda preoccupazione circa la continua applicazione della pena di morte;

2. Invita tutti gli Stati che ancora hanno la pena di morte a:

(a) rispettare gli standard internazionali che prevedono le garanzie che consentono la protezione dei diritti di chi è condannato a morte, in particolare gli standard minimi, stabiliti dall’annesso alla risoluzione del Consiglio Economico e Sociale, 1984/50;

(b) fornire al Segretario Generale le informazioni relative all’uso della pena capitale e il rispetto delle garanzie che consentono la protezione dei diritti dei condannati a morte;

(c) limitarne progressivamente l’uso e ridurre il numero dei reati per i quali la pena di morte può essere comminata;

(d) stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista dall’abolizione della pena di morte; 3 Invita gli Stati che hanno abolito la pena di morte a non re-introdurla;

4 Chiede al Segretario Generale di riferire sull’applicazione di questa risoluzione alla 63ma sessione;

5 Decide di continuare la discussione sulla questione durante la 63ma sessione allo stesso punto all’ordine del giorno.

Estratto dal sito di Radio Radicale


"Non uccidere Abele, ma non uccidere nemmeno Caino"

Per la prima volta il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste prende ufficialmente posizione contro la pena di morte.

Un deciso "no" alla pena di morte è arrivato dal Sinodo riunito a Torre Pellice dal 26 al 31 agosto.Con il documento varato nella mattinata di oggi i delegati dell'Unione delle chiese valdesi e metodiste invitano le proprie chiese ad "impegnarsi a favore di ogni iniziativa che vada nella direzione di una moratoria o abolizione internazionale della pena di morte".

L'ODG CONTRO LA PENA DI MORTE

Il Sinodo, considerato

-che numerosi Stati continuano a comminare la pena capitale per i reati ritenuti più gravi per le rispettive culture,

-che è in atto a livello degli organismi politici internazionali un'iniziativa italiana volta a ottenere una moratoria mondiale della pena di morte, che la nostra fede evangelica ci impone di non rimanere indifferenti rispetto a un processo politico carico di contenuti e implicanze etiche e spirituali,

adotta la seguente dichiarazione:

«Non uccidere» è l’antichissimo comandamento di Dio che risuona sin dai giorni di Caino e, attraversando secoli e millenni, riecheggia nel nostro tempo più attuale che mai, perché l'essere umano – come singolo, come società, come Stato – non ha ancora imparato a non uccidere.

«Non uccidere» Abele, l’innocente, che è tuo fratello anche quando ti sembra o tu lo giudichi nemico – della legge, della società, dell’umanità. Ogni omicidio è un fratricidio.

«Non uccidere» neppure Caino, il colpevole, l’assassino, sul quale Dio, dopo il delitto, «mise un segno, affinché nessuno, trovandolo, lo uccidesse» (Genesi 4,15).

Nessuna autorità è più grande di quella di Dio, che non vuole la morte di Caino. Perciò nessuna autorità ha il diritto di condannarlo a morte.

Condannare a morte è un gesto irreparabile, perché chi lo compie, chiunque esso sia – singolo, società, Stato – non lo può in nessun modo revocare.

La pena, anche per i reati più gravi, compresi i crimini contro l'umanità, non deve impedire:

-la possibilità di chiedere perdono da parte del colpevole,

-il diritto delle vittime alla verità e alla riparazione,

-la possibilità di reintegrazione nella società.

Il Sinodo invita perciò le chiese e i credenti a impegnarsi a favore di ogni iniziativa che vada nella direzione di una moratoria o abolizione internazionale della pena di morte.


Commenti e dichiarazione durante i lavori del Sinodo

"Come potrebbe la comunità cristiana, discepola di un condannato a morte, cioè Gesù, sostenere la pena capitale? Il sentimento comune delle nostre comunità è da tempo quello della inammissibilità della pena di morte, ma mai prima d'ora il Sinodo, quale massima autorità decisionale delle nostre chiese, aveva preso una posizione ufficiale in merito" ha spiegato il pastore Eugenio Bernardini, vice moderatore della Tavola valdese, nel corso di una conferenza stampa, sottolineando il fatto che questo pronunciamento volutamente giunge in un momento in cui il nostro governo ha avanzato la richiesta presso le Nazioni Unite di una moratoria planetaria della pena capitale. Dunque, "'Non uccidere' Abele, l’innocente, che è tuo fratello anche quando ti sembra o tu lo giudichi nemico – della legge, della società, dell’umanità". Ma, allo stesso modo "'Non uccidere' neppure Caino, il colpevole, l’assassino, sul quale Dio, dopo il delitto, 'mise un segno, affinché nessuno, trovandolo, lo uccidesse' (Genesi 4,15). Nessuna autorità è più grande di quella di Dio, che non vuole la morte di Caino. Perciò nessuna autorità ha il diritto di condannarlo a morte".

"E' necessario dare spazio al perdono, che è l'unico che può generare uno spazio anche di trasformazione" ha spiegato la pastora Letizia Tomassone, vice presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).

L'idea è ora di trasmettere il documento alle autorità dello Stato, ha assicurato Marco Bouchard, magistrato e deputato al Sinodo della chiesa valdese di Torino, tra i promotori di questo atto. "La condanna a morte è un gesto irreparabile che non lascia spazio alla possibilità di redimersi. Invece la giustizia può essere solo redentiva, laddove il concetto di riconciliazione ci porta inevitabilmente a pensare al futuro", ha concluso Marco Bouchard.

Ispirandosi a questi stessi principi è intervenuto al Sinodo anche il pastore Brad Lewis, presidente della Chiesa riformata degli Stati Uniti. "Per la mia chiesa – ha spiegato il pastore Lewis - la pena capitale è incompatibile con lo spirito di Cristo e l'etica dell'amore. Il Cristo che ha rifiutato l'appoggio alla lapidazione della donna colpevole di adulterio avrebbe voluto che noi parlassimo al mondo di compassione, non di vendetta; di redenzione e non di una punizione irreversibile". Riflettendo su come la stampa europea, e italiana in particolare, riporta il dibattito sulla pena di morte negli Stati Uniti, Brad Lewis ha affermato: "Contrariamente a quanto pensano gli europei, la pena di morte è una questione aperta sulla quale gli americani sono fortemente divisi. Lo stesso si può dire delle chiese cristiane degli USA. I media danno più rilevanza a quelle chiese che sostengono la pena di morte attraverso un'interpretazione letterale di alcuni testi della Bibbia, soprattutto dell'Antico Testamento. Questo è però solo uno dei punti di vista nell'ampio e plurale panorama cristiano degli Stati Uniti. In realtà, la maggior parte delle chiese cristiane storiche sono contrarie alla pena di morte".

A cura dell'Agenzia NEV - Notizie evangeliche del 30 agosto 2007


La comunità Valdese di Firenze contro la pena di morte


APPELLO PER LA MORATORIA UNIVERSALE DELLA PENA DI MORTE

Roma, 21 giugno 2007 – Il pastore Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), ha espresso soddisfazione per l’accordo dell’Unione Europea in materia di pena di morte:

“La notizia che l’Unione Europea farà propria la richiesta italiana all’ONU per la moratoria universale della pena di morte è positiva perché può costituire un passo importante verso questa decisione, ma contemporaneamente mi ha rattristato perché si rimanda ad ottobre la presentazione della domanda. Credo che di fronte alle indecisioni e ai rinvii burocratici, in quanto cristiani, dobbiamo ricorrere all’arma messa a nostra disposizione che è la preghiera ed invito le sorelle e i fratelli evangelici che condividano questo ideale a pregare insieme domenica 1° luglio, perché il Signore voglia assisterci nel realizzare questo scopo che salverebbe ogni anno migliaia di vite umane”.

Il presidente Maselli la scorsa settimana aveva aderito all'appello del Partito radicale transnazionale perché il governo italiano si faccesse promotore presso l'ONU della moratoria universale della pena di morte. In quell’occasione aveva dichiarato: “Ritengo che sia fondamentale per un credente tentare di salvare qualsiasi vita umana e, in modo particolare, non credo sia legittimo che lo Stato, qualsiasi Stato, tolga una vita”.

Comunicato stampa NEV-CS48 Agenzia stampa NEV


Una moratoria che pochi vogliono davvero

Pena di morte, iniziative dell'Italia e della Ue: si arriverà al voto all'Onu?

di Eugenio Bernardini vice moderatore della Tavola valdese

Quanti vogliono davvero la moratoria universale delle esecuzioni capitali? E’ una domanda che sorge spontanea dopo mesi in cui sono riprese le iniziative del governo italiano e dell’Unione europea, soprattutto grazie alle sollecitazioni dei radicali italiani e di Marco Pannella, dell’associazione Nessuno tocchi Caino e di quel moto di indignazione che aveva coinvolto la nostra opinione pubblica a seguito dell’esecuzione di Saddam Hussein nel gennaio scorso. E sì, perché di parole di sostegno ce ne sono state tante, ma di fatti concreti per arrivare al voto nel corso dell’attuale sessione dell’assemblea generale dell’Onu entro questo mese ce ne sono stati proprio pochi. E così, anche questa scadenza rischia di sfumare. Un’altra volta.

Ricordiamo, infatti, che è dal 1994 che al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite si discute di questa iniziativa promossa dall’Italia. Un’iniziativa certo meno definitiva dell’abolizione pura e semplice della pena di morte, ma anche molto pragmatica ed efficace, che ha consentito a molti paesi mantenitori di guadagnare il tempo necessario per cambiare le legislazioni interne nel senso dell’abolizione completa, come è accaduto, per esempio, in quasi tutti i paesi dell’est europeo e in Sudafrica.

Ricordiamo ancora che, dal 1997 al 2005, per nove anni consecutivi, la risoluzione a favore della moratoria universale della pena di morte è stata sempre approvata dalla Commissione Onu per i diritti umani di Ginevra con una larga maggioranza. Quindi, anche nello scenario peggiore, la risoluzione oggi sarebbe approvata con almeno 100 voti favorevoli, la maggioranza assoluta dei paesi membri delle Nazioni Unite, mentre i restanti paesi si dividerebbero tra contrari e astenuti. Una decisione a favore della moratoria da parte dell’assemblea generale, l’organismo maggiormente rappresentativo della comunità internazionale, seppure presa a maggioranza, avrebbe un valore politico e d’indirizzo straordinario e l’indiscutibile effetto di consolidare l’opinione mondiale della necessità di mettere al bando le esecuzioni capitali, contribuendo così allo sviluppo dell’intero sistema dei diritti umani e di una giustizia senza giustizialismi.

Ma, come dicevo, probabilmente si perderà anche questa occasione sia perché i media non ne parlano, nonostante l’impegno dei radicali tra scioperi della fame e della sete e l’occupazione pacifica della Rai, sia perché i politici sono affaccendati in altre faccende, sia perché l’opinione pubblica vive più di emozioni che di impegni concreti. E le chiese? Anche le nostre? Quale contributo siamo in grado di dare?



Contro la pena di morte


La Tavola Valdese ha aderito alla Marcia di Pasqua per la moratoria delle esecuzioni capitali che si svolgerà l’8 aprile a Roma. «La comunità cristiana – discepola di Gesù Cristo, condannato a morte dagli uomini ma risuscitato da Dio – non può che ripudiare questa pratica. Oggi questa consapevolezza deve essere ribadita con ancora più forza e determinazione in ogni contesto culturale, religioso e politico. Il ripudio dell’esecuzione capitale è, questo sì, un “valore non negoziabile” per la coscienza cristiana e umana», ha affermato il pastore Eugenio Bernardini in un comunicato stampa.
Il corteo, che partirà dal Campidoglio alle 10 e, passando per il Quirinale, arriverà a San Pietro, ha ottenuto il patrocinio del sindaco Walter Veltroni e del Comune di Roma. L’iniziativa è promossa dalle associazioni Nessuno tocchi Caino, Comunità di Sant’Egidio, il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Radicali Italiani per rafforzare l’impegno espresso dal Parlamento italiano all’unanimità e del Governo a presentare la risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale dell’ONU in corso e conquistare così un nuovo diritto umano e civile per l’umanità intera.

, ma sono convinti che debbano essere riconosciuti i diritti civili attualmente negati. Questo riconoscimento non chiede a nessuno di rinunciare alle proprie convinzioni, al proprio giudizio di valore sulla famiglia e sulla sessualità. Riconoscere questi diritti non mette in questione né la famiglia né il matrimonio fra un uomo ed una donna: permette però alle coppie di fatto, che vivono relazioni d’amore e di solidarietà diverse da quelle matrimoniali, di essere riconosciute, nella loro dignità di persone umane.


Tratto da NEV - Notizie evangeliche del 14 marzo 2007





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Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2015
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