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L'ICI e la chiesa valdese

Il consigliere comunale di Firenze dei DS prof Marco Ricca, membro della nostra comunità,  intervenendo al consiglio comunale di  lunedì 6  ha riportato la posizione ufficiale della chiesa valdese  che non si avvarrà dei nuovi benefici sull'Ici, riportiamo con piacere il comunicato stampa, sintesi del suo intervento:

COMUNICATO STAMPA

Firenze, 06 Febbraio 2006

RICCA (DS): «LA CHIESA VALDESE NON SI AVVALE DEI NUOVI BENEFICI DELL'ICI»

«La chiesa valdese non si avvale dei nuovi benefici dell'Ici». E' quanto ha dichiarato Marco Ricca, consigliere dei DS e valdese, intervenendo questo pomeriggio in consiglio comunale.
«Faccio riferimento ad una nota esplicativa della posizione ufficiale della "Tavola valdese", l'organo direttivo della chiesa valdese - ha spiegato Ricca - comunicata il 2 febbraio scorso dal vicemoderatore, il pastore Eugenio Bernardini, nella quale la "Tavola valdese" precisa di aver deciso di non avvalersi della possibilità di allargamento dell'area di esenzione dall'Ici».
«Tale valutazione - ha sottolineato il consigliere DS - si basa su una doppia valutazione. Anzitutto l'area di esenzione, già prevista dalla norma che nel 1992 ha istituito l'Ici, riconosce a sufficienza il valore sociale di una serie di iniziative in campo assistenziale, previdenziale, sanitario, didattico, ricettivo, culturale, ricreativo e sportivo degli enti religiosi e, più in generale, dell'area del no-profit, per cui non appare necessario, a detta della "Tavola valdese" allargare l'area di esenzione. In secondo luogo privare i Comuni italiani di ulteriori risorse con il conseguente rischio di vedere ridotte le attività e iniziative di sostegno ai bisogni sociali della popolazione, non pare né opportuno né coerente vista la situazione economica in cui si trova l'Italia».
«La nota - ha concluso Ricca - precisa che l'Ici versata dalla chiesa valdese al Comune di Firenze, come del resto a tutti gli altri Comuni italiani, non subirà alcuna riduzione rispetto agli anni precedenti». (fn)



di Eugenio Bernardini, pastore e vicemoderatore
tratto dal sito della Chiesa Evangelica Valdese http://www.chiesavaldese.org

Il 30 novembre scorso, il Parlamento ha convertito in legge il D.L. 203/05 contenente anche la nuova disposizione in materia di ICI (imposta comunale sugli immobili) in cui sono presenti alcune novità rispetto al testo precedente, del 16 agosto, che aveva suscitato molte polemiche e contestazioni, anche da parte nostra.
La disposizione attuale riconosce l’esenzione dall’imposta per gli immobili utilizzati non solo dagli enti pubblici e da quelli della Chiesa cattolica, ma anche per quelli utilizzati dagli altri enti religiosi riconosciuti dallo Stato e da tutti quelli privati dell’area no profit, purché essi siano destinati esclusivamente allo svolgimento di attività istituzionali di tipo assistenziale, previdenziale, sanitario, didattico, ricettivo, culturale, ricreativo e sportivo "a prescindere dalla natura eventualmente commerciale delle stesse".

Che cosa vuol dire che enti prettamente “non commerciali” come quelli elencati possano svolgere le loro attività istituzionali anche in forma “commerciale”? Significa, per esempio, che questi enti possono legittimamente ritenersi esenti anche quando svolgono servizi che prevedono dei corrispettivi, cioè dei pagamenti, da enti pubblici e privati o da singoli privati. Ai fini fiscali, infatti, queste sono pur sempre attività “commerciali”, ma in quanto svolte a fini “sociali” e non di profitto, lo Stato ne riconosce un valore per la collettività consentendo una facilitazione fiscale. Per essere più chiari: oggi sono esenti gli immobili utilizzati per ospedali, cliniche, istituti per anziani, foresterie, case e ostelli per la gioventù, alberghi, scuole ecc. purché siano gestiti da enti “no profit” (pubblici, privati, religiosi). Se invece sono gestiti da enti “profit” (srl, spa, ecc.) pagano l’ICI.
Ma tutti questi enti “non commerciali” non hanno l’esenzione “per natura”. Se per esempio utilizzano un immobile per affittarlo a un’attività commerciale (negozio, bottega artigiana, grande magazzino ecc.) o a privati per uso abitativo o di ufficio, devono pagare l’ICI.

La situazione che abbiamo descritto per sommi capi è sostanzialmente quella prevista dalla norma che ha istituito l’ICI nel 1992 e che una sentenza del 2004 della Corte di Cassazione aveva messo in forse, anche a causa di comportamenti non molto lineari di alcuni enti, soprattutto cattolici. Che cosa vuol dire “sostanzialmente”? Vuol dire che la norma attuale cambierà la situazione precedente in misura marginale e solo per chi vorrà darne un’interpretazione estensiva che oggi è possibile. Per esempio, dichiarando esente un albergo, classificato come tale, e quindi fuori da un’area oggettiva di “interesse sociale”. Ma se è gestito da un ente che ha diritto all’esenzione, ciò può avvenire.
A causa di questa nuova norma interpretativa, ci saranno dunque meno entrate per i comuni italiani? Probabilmente sì, ma va detto che la grandissima parte del patrimonio immobiliare soggetto a esenzione era già certamente esente prima, quindi le minori entrate non dovrebbero essere molto consistenti. Almeno, per quanto si può immaginare oggi, anche perché molto dipenderà da che cosa decideranno di fare soprattutto gli enti cattolici per quelle situazioni che in precedenza erano apparse dubbie.

Per quanto riguarda la Chiesa valdese, noi non abbiamo cambiato i nostri orientamenti, piuttosto restrittivi in termini di esenzione. Per esempio, continueremo a pagare l’ICI per la nostra Casa di Borgio Verezzi (in Liguria), classificata come albergo, e pagheremo l’ICI per i locali utilizzati dall'Editrice Claudiana (che da gennaio è diventata una srl, anche se non a fini di lucro). Continueremo a considerarci esenti, invece, per gli istituti diaconali come le case di riposo, le comunità per minori, le foresterie ecc. che svolgono effettivamente un’attività di interesse sociale. Ricordiamo che questo nostro comportamento non è mai stato contestato dai comuni.

Questa norma di esenzione può essere valutata come privilegiaria? In un certo senso no, visto che “premia” tutti gli enti no profit, e non solo alcuni di essi, a prescindere che siano pubblici, privati o religiosi. Non solo, li “premia” soltanto quando svolgono un’attività di tipo sociale (o tendenzialmente tale) e non di puro reddito (anche se l’interesse sociale degli alberghi o di certe cliniche può apparire legittimamente dubbio).
Certo, visti i numeri, dopo gli enti pubblici (ma per loro è ovvio, sarebbe solo una partita di giro) sono gli enti della Chiesa cattolica quelli che ci guadagnano di più, anzi, potremmo pensare che l’esenzione non ci sarebbe stata senza la spinta cattolica.

Per ulteriore chiarezza, ricordiamo che c’è un altro settore di attività esente dall’ICI fin dall’origine: l’attività religiosa, cioè i locali di culto e loro pertinenze. Anche qui la logica è l’interesse sociale, e l’esenzione riguarda tutti gli enti religiosi, da quelli grandi a quelli piccoli. Anche la Chiesa valdese ha considerato e considera esenti dall’ICI questi immobili.

Altri riferimenti:
  • 8 per mille ai Valdesi 100% alla solidarietà
    •  per informazioni dettagliate su come vengono destinati i fondi otto per mille e per aggiornamenti sui progetti finanziati consulta OPM
  • Tavola valdese:


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Ultimo aggiornamento: 7 Febbrio 2006