Luca 14,16-24

Follia e Grazia

 

La parabola del banchetto trasmessa nel vangelo di Luca ha un forte sapore polemico. La polemica si rivolge in primo luogo contro quei giudei che non hanno accolto la predicazione apostolica. Luca chiaramente ha tratto l’ispirazione dal vangelo secondo Matteo, cap.22, in cui questo elemento emerge con forza. È tuttavia abbastanza probabile che in Luca più che la critica di Matteo risuoni una certa frustrazione di Paolo per l’insuccesso della sua missione. Da questo punto di vista è istruttivo l’ultimo capitolo degli Atti degli Apostoli (cap. 28) che giovedì scorso abbiamo riletto con i nostri catecumeni.

Suona strano la parola “insuccesso”, eppure i cristiani del I secolo sembravano abbastanza convinti del (quasi) fallimento della loro missione. Sì, è vero: centinaia, forse migliaia di persone hanno creduto all’annuncio del lieto messaggio di Gesù, si sono fatte battezzare. Le loro comunità hanno coperto con una fitta rete quasi tutto il bacino del Mediterraneo eppure a loro tutto questo sembrava poco. I più tanto fra i giudei, quanto fra i gentili non hanno accolto l’evangelo. Ritorniamo però alla parabola. Nell’immaginario comune non c’è una cosa più bella di un banchetto. Bisogna aggiungere che a quell’epoca il banchetto era molto più di un pranzo o di una cena. Si trattava di un evento straordinario che coinvolgeva e appagava tutti e cinque sensi di una persona, un tempo piacevole, rilassante, carico di sensualità.

Là, adagiati su alti divani, non soffriranno né calor di sole né rigor di gelo. Vicine saranno le ombre del giardino; e bassi ne penderanno i frutti. E fra loro verran fatti circolar vasi d’argento e coppe di cristallo: di cristallo d’argento, riempite nella misura che vorranno. (…) Circoleranno fra loro fanciulle eternamente giovani che a vederle, le crederesti per disperse (…) I giusti avranno abiti di seta verde e di broccato e saranno adorni di bracciali d’argento, e di bevanda purissima li disseterà il loro Signore. Ho preso questa descrizione in prestito dalla sura 76 del Corano, (“L’uomo”) perché esprime molto bene il concetto di un banchetto solenne. In fondo anche il termine greco ‘deipnon’ esprime proprio questa invitante realtà.

Di fronte a tutto questo le fatiche e le gioie quotidiane (terra, buoi e anche una giovane moglie) non possono che apparire insignificanti. Nella polemica, o forse meglio dire, nell’evangelizzazione dell’epoca, questa immagine voleva relativizzare fortemente tutto ciò che non era la fede in Gesù e la comunione con lui; basta rileggere il resto del capitolo 14: Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, e la moglie, i fratelli, le sorelle e persino la sua vita, non può essere mio discepolo (v. 26). Lo stesso capitolo invita però a fare a fare un giusto calcolo (v. 28). Per dirlo con il linguaggio di oggi: una pragmatica analisi della situazione. In questa analisi le cose prioritarie vanno in cima alla scaletta, le secondarie vanno collocate in funzione delle prime.

Se in questo momento, volessi fare a ciascuno di voi la domanda: qual è la tua priorità più importante? Quali riposte potrei sentire: il lavoro che ho perso; la casa che ho cambiato da poco, il mutuo, la famiglia… In fondo nulla è cambiato. Eppure si tratta di risposte sbagliate. Niente, nessun’altra realtà è più importante della sequela di Gesù. Questa regola vale per ogni persona credente. Nella dimensione ecclesiale invece nulla può diventare più importante dell’annuncio esplicito e chiaro di Gesù Cristo. Diaconia, impegno a favore dei diritti umani, sostegno alle più svariate forma di militanza politica o sindacale, tutto questo deve essere subordinato, anzi ordinato in funzione dell’annuncio di Gesù Cristo. L’annuncio tutt’altro che pieno di successi. Non bisogna credere troppo alle statistiche o restare impressionati dal potere politico ed economico che le chiese cristiane riescono ancora ad esercitare in alcuni paesi del mondo.

La cosa più paradossale nel messaggio che trasmette il racconto di Luca è il fatto che la sequela e l’annuncio di Gesù Cristo rimettono a posto, direi “miracolosamente”, tutto il resto della nostra esistenza, tanto gli affari quanto gli affetti. Non vuol dire che grazie a Gesù i conti correnti debbano raggiungere cifre a sei zeri e le relazioni affettive diventare prive di complicazioni. Il punto non è questo. La sequela e l’annuncio di Gesù Cristo, contrariamente a ciò che si pensa comunemente sono una cosa estremamente piacevole come un banchetto appunto.

Forse qualcuno mi dirà: le cose che dici sono una pura follia. Risponderò: non di follia si tratta ma di grazia. Una grazia assolutamente immeritata.

Predicazione del pastore Pawel Gajewski domenica 21 Giugno 2009, Chiesa Evangelica Valdese di Firenze